Non basta la cosiddetta “presa in carico”, costata sinora oltre 2 milioni di euro, attraverso il cosiddetto “Patto di servizio”, costati altri 3,7 milioni di euro, di 10.506 dei giovani che in Basilicata su 14.100 in totale al 15 ottobre scorso hanno aderito al Programma Garanzia Giovani. Come non basta aver ridato regolarità ai pagamenti delle indennità di tirocinio spettanti ai giovani impegnati nei progetti. Il bilancio per Garanzia Giovani da noi è all’insegna delle promesse-aspettative mancate-deluse. E’ il giudizio di Fabio Dapoto, coordinatore cittadino di Potenza di Italia Unica che aggiunge: non è casuale che si debbano registrare circa 3.500 cancellazioni da parte di giovani che non credono in alcuna opportunità e si allontanano dai Centri per l’Impiego riversandosi sulle Agenzie Interinali almeno per cercare un lavoro persino per qualche settimana. Quanto ai  tirocini avviati su base regionale alla data del 13 maggio, secondo dati appresi al Dipartimento Formazione-Lavoro, sono 2.430 e si è sempre in attesa di estenderne il numero attraverso l’ utilizzo di un ulteriore stanziamento di 4,3 milioni di euro resosi disponibile a valere sui fondi del ‘Decreto Letta’ n aggiunta agli 8,2 milioni di euro già impegnati. A fronte di un investimento da parte della Regione Basilicata di circa 17 milioni di euro, rivenienti da fondi europei, non si può che esprimere – continua Dapoto – che una valutazione negativa in linea con le politiche del  lavoro volute dal Governo perché una cosa è certa il Jobs Act ad oggi non produce nuova occupazione e le stesse previsioni del Governo per l’intero 2015 non sono così rassicuranti. Ammesso che a fine anno il saldo degli occupati (che per ora è negativo) sia positivo di qualche migliaia di unità il risultato sarebbe, comunque, molto negativo per via dell’ingente spesa pubblica destinata agli incentivi per le assunzioni del 2015.  Ad oggi i partiti hanno preferito dialogare con le nuove generazioni attraverso una finta inclusione, fatta di gruppi, sezioni o aree tematiche, provocando inevitabilmente crisi di rigetto tra chi pensa alla politica come a una zavorra e non ad una opportunità. Italia Unica ha provato e prova a rovesciare questo rapporto. Nei giorni scorsi ha riunito a Roma alcune decine di giovani e giovanissimi per chiedere loro come intendono la politica e quale contributo dare. Non un casting o un indottrinamento stile scuola di partito, ma un dibattito aperto e senza filtri. Decideranno loro come e dove dare il loro apporto, sui programmi, la mobilitazione, gli appuntamenti elettorali o la comunicazione. Quello che ci interessa è che non siano governati, ma al governo del partito. Perché Italia Unica ha bisogno di energie nuove. Ma che siano vere, non di facciata. Ad oggi i partiti hanno preferito dialogare con le nuove generazioni attraverso una finta inclusione, fatta di gruppi, sezioni o aree tematiche, provocando inevitabilmente crisi di rigetto tra chi pensa alla politica come a una zavorra e non ad una opportunità. Italia Unica ha provato e prova a rovesciare questo rapporto. Nei giorni scorsi ha riunito a Roma alcune decine di giovani e giovanissimi per chiedere loro come intendono la politica e quale contributo dare. Non un casting o un indottrinamento stile scuola di partito, ma un dibattito aperto e senza filtri. Decideranno loro come e dove dare il loro apporto, sui programmi, la mobilitazione, gli appuntamenti elettorali o la comunicazione. Quello che ci interessa è che non siano governati, ma al governo del partito. Perché Italia Unica ha bisogno di energie nuove. Ma che siano vere, non di facciata. Ad oggi i partiti hanno preferito dialogare con le nuove generazioni attraverso una finta inclusione, fatta di gruppi, sezioni o aree tematiche, provocando inevitabilmente crisi di rigetto tra chi pensa alla politica come a una zavorra e non ad una opportunità. Italia Unica ha provato e prova a rovesciare questo rapporto. Nei giorni scorsi ha riunito a Roma alcune decine di giovani e giovanissimi per chiedere loro come intendono la politica e quale contributo dare. Non un casting o un indottrinamento stile scuola di partito, ma un dibattito aperto e senza filtri. Decideranno loro come e dove dare il loro apporto, sui programmi, la mobilitazione, gli appuntamenti elettorali o la comunicazione. Quello che ci interessa è che non siano governati, ma al governo del partito. Perché Italia Unica ha bisogno di energie nuove. Ma che siano vere, non di facciata.La situazione non può non fare riflettere. C’è da capire come mai gli incentivi alle assunzioni e le nuove regole del lavoro (in primis, licenziamenti e controlli) non producono i risultati attesi dal Governo, ed i motivi sono essenzialmente due. Il primo, ovvio, è che l’occupazione non deriva dalle regole del lavoro ma dallo sviluppo del sistema economico. Manca una visione. Si continua, purtroppo, a gestire l’emergenza. Il secondo motivo è da ricercare tutto nelle pieghe del Jobs Act. Perché se è vero che il lavoro non si crea per legge è anche vero che le regole del lavoro sono efficaci se strutturate per sostenere e accompagnare il progresso del sistema produttivo: anche il Jobs Act ne tiene conto, ma invece di guardare alla situazione attuale considera il sistema produttivo che ci sarà tra circa 10/15 anni. Le conseguenze di tutto ciò sono sotto gli occhi di tutti. Le imprese stanno sistematicamente cercando ogni soluzione, al limite della legalità, per sostituire i vecchi assunti con nuova occupazione incentivata. C’è da credere che a partire dal 2016, anche tenuto conto delle ristrette disponibilità economiche, questi processi di riorganizzazione saranno oggetto di un rilevante contenzioso con gli enti previdenziali che contesteranno la natura elusiva di molti processi di riorganizzazione e la sussistenza dei presupposti di attivazione degli incentivi.