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Al Miulli di Acquaviva arriva il robot Da Vinci, capace di curare i tumori ginecologici

Un robot per il trattamento chirurgico dei tumori ginecologici. È questo il progetto che partirà a settembre all’ospedale regionale F.Miulli di Acquaviva delle Fonti, un’innovazione tecnologica che porterà al potenziamento della chirurgia minimamente invasiva. La chirurgia robotica non rappresenta solo un potenziamento dell’armamentario tecnologico a disposizione degli Ospedali più avanzati, bensì una tecnica di cura attraverso la quale fornire migliore qualità della vita alla paziente, sia durante l’intervento che in fase post-operatoria. In questo senso l’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti rappresenta un esempio di avanguardia, poiché utilizza da diversi anni il sistema robotico Da Vinci, in particolare nel campo dell’urologia. Da settembre 2015, però, l’utilizzo del Da Vinci si estende anche alla ginecologia, per la cura sia di soggetti affetti da tumore che di particolari casi di patologia benigna complessa. Questa scelta si pone in continuità con il potenziamento della chirurgia mini-invasiva che dal 2014 si sta incentivando al Miulli, permettendo operazioni ad addome chiuso nella stragrande maggioranza delle patologie ginecologiche. Il robot Da Vinci consente infatti l’uso di strumenti di alta precisione, posti all’interno dell’addome attraverso piccole incisioni, inferiori a 1 centimetro. Maggiore precisione chirurgica, riduzione delle possibili complicanze, minor dolore post-operatorio, ridotto rischio di infezioni, minor sanguinamento, migliore risultato estetico, minore degenza ospedaliera, recupero più rapido delle normali attività quotidiane e lavorative i vantaggi che questa modalità chirurgica porta con sé. Tali risultati sono raggiungibili grazie all’accuratezza della chirurgia endoscopica robot-assistita, che consente una visione tridimensionale all’interno dell’addome e l’utilizzo di strumenti con movimenti intraaddominali a 360 gradi altrimenti impossibili alla mano umana. Un reale vantaggio, dunque, in termini di efficacia di cura e soprattutto di qualità della vita. Questo si abbina alla possibilità, già presente per la chirurgia endoscopica tradizionale, di risparmiare la capacità riproduttiva (il cosiddetto fertility sparing), grazie alla quale la donna giovane alla quale viene asportato un tumore ginecologico mantiene le chances di avere figli

 

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