Buone presenze turistiche in visita al Parco Archeologico, all’Abbazia della SS Trinità, al Castello-Museo e al centro storico; ottima ed “eroica” accoglienza degli sparuti operatori-dipendenti della Sovrintendenza; segni evidenti di indecoroso abbandono dei siti archeologici; catacombe ebraiche chiuse al pubblico; assenza totale di “materiale” per i turisti: sono i risultati della “missione” del Centro Studi Turistici Thalia ieri domenica 17 agosto a Venosa.
E’ soprattutto il numero esiguo di personale il primo grande neo che – sottolineano gli operatori del Thalia  - da solo “smonta” ogni buono proposito, ripetuto a Ferragosto, da Ministro Mibac Franceschini : cinque unità (tre al Parco e due al castello-museo) che fanno quello che possono per dare spiegazioni ed informazioni. Tra l’altro non esiste alcuna guida, depliant, cartina (anche a pagamento) da distribuire e a proposito di costo il biglietto unico (Parco-Castello) di 2,50 euro è “semplicemente ridicolo” sia in relazione alle visite da effettuare che alla possibilità di incassare risorse da destinare a tutela e personale.  Eccezionale in particolare la disponibilità dell’unica guida incontrata all’Abbazia della SS Trinità che raccoglie i visitatori e con passione, senza risparmiare energie, li accompagna in un itinerario culturale di 15-20 minuti. Nel Parco la cartellonistica è semplicemente illeggibile, mentre i segni di degrado e di sporcizia sono troppo evidenti con l’erba cresciuta e i divisori in legno consumato dalle intemperie. C’è un’intera area archeologica, quella dell’anfiteatro di fronte il Parco, che da tempo immemorabile è chiusa al pubblico semplicemente perché sarebbe impossibile presidiarla e sorvegliarla con l’esiguo personale a disposizione. Anche per il divieto di visita alle catacombe ebraiche, dietro la “giustificazione” della necessità di una richiesta scritta alla Sovrintendenza almeno qualche giorno prima, si nasconde l’inadeguatezza di accompagnatori e custodi. Quindi non resta che guardare all’interno del Museo nel Castello  la Mostra interregionale dedicata a Cesare Colafemmina “La cultura ebraica scritta tra Basilicata e Puglia” che, per la sua unicità, continua a richiamare flussi turistici persino internazionali.
Per gli operatori del Thalia Venosa è un ennesimo caso di opportunità sprecata, tenuto conto che il turismo archeologico secondo gli ultimi dati ufficiali, legati ai soli beni culturali statali, in Italia, conta 36,4 milioni di visitatori per oltre 113 milioni di euro di introiti. L’incremento negli ultimi dieci anni è stato del 23% per i flussi e di ben il 40% per gli introiti. In questo quadro, le aree archeologiche pesano per il 50,3% dei visitatori e per il 28,8% degli introiti. Il dato più significativo si riferisce, però, ai circuiti che, in un solo anno, hanno registrato la crescita più significativa pari a un +118,5% per le visite, pari a oltre 8 milioni di visitatori, e addirittura un + 158,7% per gli introiti, pari a 50 milioni di euro.
I circuiti – commenta Arturo Giglio, segretario del C.S. Thalia - sono, dunque, la tipologia più dinamica in grado anche di generare una considerevole quota di introiti che risulta essere pari al 44% del totale. Il successo dei circuiti conferma l’importanza di un’offerta integrata non solo tra le attrazioni in sé ma anche con il territorio e gli altri servizi di ospitalità, in verità a Venosa di buon livello qualitativo ma con prezzi di ristorazione decisamente medio-alti.  Cresce, inoltre, l’importanza di offrire un’esperienza coinvolgente e memorabile al turista soprattutto in senso emotivo ed intellettuale oltre che ricreativo. Chiaramente, diventa fondamentale l’utilizzo delle nuove tecnologie. Strumenti tecnologici utili non solo a facilitare la fruizione ma anche a sviluppare la narrazione e la capacità evocativa e, dunque, potenziale l’”immersione” del turista nella dimensione storica e culturale del bene visitato. Ma a Venosa mancano persino i cartelloni tradizionali, figuriamoci l’uso delle nuove tecnologie. I Parchi Archeologici, specie se presentano aspetti innovativi rispetto a quelli “tradizionali” e soprattutto se gestiti da società miste pubblico-privato – a parere del C.S. Thalia - possono diventare in Basilicata uno strumento di sviluppo socio economico e di valorizzazione del territorio e delle risorse culturali, al punto da rappresentare un’opportunità di crescita dell’economia locale e di nuova occupazione. In sostanza le identità di un territorio possono essere valorizzate attraverso le archeologie (dell’ambiente, della produzione, sperimentale), determinando una nuova offerta culturale con grandi benefici per l’economia locale e l’occupazione.