La Giunta regionale ha dato mandato al proprio ufficio legale di produrre ricorso al Tar contro le autorizzazioni concesse alla società Shell per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel
mare Jonio. Lo ha comunicato, in apertura della seduta pomeridiana del Consiglio regionale, il presidente della Regione Marcello Pittella, che ha anche chiesto al consigliere Luigi Bradascio di ritirare le dimissioni da presidente della quarta commissione consiliare annunciate nei giorni scorsi in segno di protesta contro la decisone del governo di autorizzare le perforazioni nello Jonio.

Il consigliere Bradascio, nell’accogliere positivamente la decisione del governo regionale di opporsi alla concessione delle autorizzazioni, ha comunicato all’assemblea che nella prossima riunione della quarta Commissione, nel frattempo già convocata dal presidente Piero Lacorazza per giovedì pomeriggio prossimo, valuterà la decisione da prendere.

In precedenza i consiglieri regionali del M5s Gianni Leggieri e Gianni Perrino avevano presentato una mozione con la quale si chiede alla Giunta di impugnare dinanzi al Tar l’autorizzazione alla ricerca di idrocarburi, mozione che è stata iscritta all’ordine del giorno ma sarà discussa nella prossima seduta.

La decisione della Conferenza delle Regioni, che ha approvato ogieriall’unanimità il documento sottoscritto il 24 luglio a Termoli da sei Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Marche e Puglia) sul tema della ricerca e della coltivazione di idrocarburi in mare, “contribuisce a riaprire il confronto con il Governo nazionale sulle prerogative delle Regioni che non possono essere tagliati fuori dalle scelte che riguardano i propri territori. Ritengo giusta inoltre la decisione annunciata dal Pittella oggi in Aula di ricorrere al tar contro le perforazioni nello Jonio”. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che ieri pomeriggio ha partecipato a Roma, negli studi di Tv2000 ad una trasmissione in diretta sulla questione delle trivelle in mare.

“Bisogna ascoltare i cittadini, i sindaci e i preziosi ammonimenti che vengono dalla Conferenza episcopale – ha detto Lacorazza – , non c’è nessuna sindrome Nimby alla base della proposta referendaria che è attualmente all’attenzione della Corte di Cassazione e della Consulta per l’esame dei profili di legittimità ed ammissibilità. I Consigli regionali vogliono rafforzare la leale collaborazione con lo Stato, partecipando alle decisioni che li riguardano, nell’interesse dei cittadini”.

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