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Bando Basilicata attrattiva 2019, gli ammessi potevano essere di più?

 

47 bocciati e 22 promossi. Non è un dato scolastico, ma il risultato finale relativo alle istanze presentate ad ottobre 2017 da 69 Comuni, alla Regione Basilicata per la partecipazione al bando “Basilicata attrattiva 2019” del Programma Operativo Fesr 2014-2020 Asse 5 “Tutela dell’ambiente e uso efficiente delle risorse”. Il bando, con una dotazione di ben 11 milioni di euro, ha l’obiettivo, recita il documento, di elevare l’attrattività del patrimonio culturale regionale incrementando così il numero di visitatori e fruitori e trasformando gli spazi recuperati in luoghi vivi di produzione culturale e di creatività, generanti occasioni di sviluppo a scala locale in termini di nuove attività economiche connesse alla gestione dei beni culturali, occasioni di lavoro e possibilità di reddito. Il bando ha previsto più tipologie di interventi ammissibili. Interventi di valorizzazione dei beni archeologici, architettonici, artistici, monumentali, attraverso attività di recupero, allestimenti anche multimediali, digitalizzazione, messa in rete con priorità per quelli volti ad assicurare la realizzazione di interventi ultimativi che consentano la completa fruizione del bene; interventi per l'individuazione di contenitori culturali stabili per la produzione e fruizione culturale (spazi per concerti, spettacoli, attività teatrali);  sostegno a servizi innovativi in grado di qualificare l’approccio e diversificare la fruizione dei beni culturali come prenotazioni online, visite virtuali di siti e musei, multimedialità, allestimenti tecnologicamente avanzati. Alla fine le richieste di finanziamento presentate hanno determinato un totale complessivo pari a 31 milioni 346 mila e 519,50euro. Di cui ben 28 milioni 356 mila e 225 era quelli dei 69 Comuni e ben 2 milioni, 9990 mila e 293 euro quelli delle Unioni di Comuni. Una volta presentata l’istanza di adesione il termine di venti giorni successivi (23 ottobre 2017) era quello indicato dal bando per depositare gli elaborati tecnici e gli altri documenti utili alla valutazione delle istanze. Alla fine solo 22 Comuni, sono stati ammessi per un finanziamento di ben nove milioni di euro. Tra questi ci sono: Colobraro, Campomaggiore, Pietragalla, Savoia, Pignola, San Fele, Sant’Angelo le Fratte, Montemilone, Tursi, Montalbano, Filiano, Lavello, Tricarico, Bernalda, San Martino, Maratea, Brienza, Nemoli, Policoro, Sasso di Castalda, Atella, e Grottole. Bocciati in 47: Irsina, Lauria, Viggiano, Rotondella, Miglionico, Venosa, Montescaglioso, Salandra, Corleto, Grassano, Vietri di Potenza, Barile, Ruvo di Monte, Castelmezzano, Ferrandina, Grumento Nova, Satriano di Lucania, San Chirico Raparo, Rapolla, Valsinni, Missanello, Vaglio, Corleto Perticara, Moliterno, Latronico, Garaguso, Lagonegro, Episcopia, Sant’Arcangelo, Tito, Pisticci, Castelsaraceno, Marsico Nuovo, Gallicchio, Rapone, Guardia Perticara, Calciano, Montemurro, Picerno, Maschito, Tramutola, Rionero, Roccanova, Rivello, Melfi, Avigliano e Nova Siri. I finanziamenti oscillano tra i 300 e 450 mila euro da utilizzare per opere che possano suscitare l’interesse per i relativi beni storici e ambientali in loro possesso. Grave, molto grave, per gli altri Comuni pur in possesso di beni di alta eccellenza storica e culturale come Melfi e Avigliano e non solo. Anche Nova Siri con un progetto finalizzato alla valorizzazione dell’area delle vasche di Sant’Alessio con percorso fino alla cascata della Zagaria con un costo di ben 450 mila euro non è stato ritenuto valido probabilmente perché non ritenuto valido a raggiungere i risultati previsti. Anche le Unioni dei Comuni pare non brillano per capacità progettuali ad esclusione dei quattro ammessi: Calvello, Laurenzana, Cancellara e Brindisi di Montagna. Nella Valle del Sinni, luogo di storia e cultura antica, molti paesi ricchi di monumenti e chiese antiche, non sono state ammesse al finanziamento. In generale la mancata ammissione è stata motivata in diversi modi. Dalla scarsità di capacità progettuale a quella di non essere potenzialmente attrattivi. In particolare la parte del leone, pare, sia stata fatta da errori legati alla carenza di preparazione e competenza di tecnici, esperti e consulenti e in molti casi degli stessi amministratori. In alcuni casi, fanno sapere dagli uffici regionali, non sono stati allegati, come nel caso del progetto presentato dal Comune di Avigliano, dei verbali chiamati di verifica e validazione del documento tecnico stesso. Dubbi sulla meritocrazia restano. Come tante domande. Come quella legata ad un bando con appena 11 milioni di dotazione a fronte di una richiesta complessiva di finanziamento di ben oltre 31 milioni e con la probabilità che gli esclusi in futuro possano richiedere delle verifiche sulle motivazioni di non ammissione.

Oreste Roberto Lanza

 

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