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Sulle royalties del petrolio la Corte dei Conti bacchetta la Regione: calcoli errati

La Corte dei Conti interviene sulle Royalties della Regione Basilicata. In sintesi la Regione Basilicata e i Comuni non possono fare quello che vogliono con le royalties. Alla base la Corte dei Conti ha evidenziato in primis un errore di calcolo e successivamente nell’utilizzo delle stesse. La questione è partita da un’indagine sull’utilizzo delle risorse provenienti dall’estrazione petrolifera realizzata dalla sezione regionale di controllo per la Basilicata della Corte dei Conti e presentata nell’aprile 2014. Circa 400 pagine per dire che l’enorme flusso di proventi del petrolio destinato alla Basilicata non può essere utilizzato in maniera indistinta per il pagamento di oneri di natura estranea al perimetro disegnato dal legislatore. In altre parole le royalties si legge nel documento “non risultano essere state utilizzate dalla Regione secondo i fini stabiliti dalla legge”. In pratica lo Stato ha incamerato il 3% di royalties destinate al Fondo sviluppo economico e social card. Circa 47 milioni destinati ai territori estrattivi, perduti senza che le Regioni li reclamassero. Poi la Regione Basilicata ha incamerato nel suo bilancio anche la quota di royalties versata dalle società petrolifere allo Stato, senza destinarla ai territori estrattivi. In tutto questo va tenuto conto dell’aliquota sulle concessioni di coltivazione su terraferma, pari al 7 per cento, che le società petrolifere devono versare per il 30 per cento allo Stato, il 55 per cento alla regione Basilicata e la restante parte del 15% ai Comuni. Ma c’è di più. Dal 1 gennaio 1999, il decreto legislativo 25 novembre 1996 numero 625 (in "Attuazione della direttiva 94/22/CEE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi") alle Regioni a statuto ordinario del Mezzogiorno è corrisposta, per il finanziamento di strumenti della programmazione negoziata (tutela ambientale ecc.) nelle aree di estrazione e adiacenti, anche l’aliquota destinata allo Stato, cioè il 30 per cento. Ma per la magistratura contabile i conti non tornano. Vi sono degli errori di calcolo. Il 30 per cento delle entrate vincolate va calcolato sull’intero 7 per cento della quantità di idrocarburi estratti in terraferma come dichiarato dall’art 19 comma 1 del decreto numero 625 del 1996. Se cosi è allora la quota è pari a oltre 30 milioni su un gettito di 103 milioni di euro e non 26 milioni calcolati sulla sola quota regionale. A questo punto la Corte dei Conti ha chiesto di rivalutare l’importo del 30% delle risorse da vincolare sulla base delle indicazioni di legge visto che la Regione Basilicata si legge nel documento, ha dichiarato che “con il bilancio di previsione triennale l’intero ammontare delle royalties per ciascuno degli esercizi 2018-2019-2020 è stato vincolato per il 30% ad apposito capitolo di spesa e si intende fare lo stesso anche con il conto consuntivo 2017 di prossima approvazione”. In Euro la Corte dei Conti chiede alla Regione Basilicata di vincolare circa 70 milioni di euro a fronte dei 60 indicati con un calcolo errato. Poi ci sono circa 35 milioni provenienti dall’aliquota del 15 per cento destinato ai 6 comuni della Val d’Agri (Comuni estrattivi). Poi si aprirà il capitolo dell’utilizzo. Ma questa pare una altra storia.

Oreste Roberto Lanza
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