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Braia di Italia Viva è contro il governo regionale, Fratelli d’Italia contro il governo centrale

Gli opposti si attraggono, dice il proverbio. Soprattutto quando c’è di mezzo l’interesse comune di sparare addosso a qualcuno, e poco importa se il motivo della comune indignazione è la pandemia, evento mondiale che, a quanto pare, non ha e non può avere colpevoli, ma colpisce tutti senza distinzione di colori.
Eppure sono proprio i colori a far indignare i partiti, per ragioni opposte ma evidentemente convergenti. La segretaria regionale di Fratelli d’Italia si arrabbia perché la zona rossa per la Basilicata è un provvedimento eccessivo e lo fa contro il governo nazionale, del quale non fa parte, perché non potrebbe farlo contro il governo nazionale di cui invece fa parte. Italia Viva, per bocca dell’indignato Luca Braia, lo fa contro il governo regionale, odiato e oggetto di quotidiani attacchi. Non potrebbe farlo contro il governo nazionale perché ne fa parte. Allora va in scena l’indignazione a chiamata.


Il partito regionale della Meloni esprime “forti perplessità sulla scelta del ministro Speranza di dichiarare la Basilicata zona rossa a partire dal prossimo lunedì primo marzo. La decisione è sicuramente eccessiva per un territorio che sino alla scorsa settimana si ipotizzava potesse essere addirittura "colorato" di bianco. Riteniamo, altresì, eccessivo il passaggio dalla zona gialla a quella rossa senza lo step intermedio della fascia color arancione che, in maniera meno stringente e limitante, avrebbe permesso ulteriormente di attenzionare la situazione, di valutare l'andamento della curva epidemiologica ed intervenire solo in un secondo momento con lo strumento della zona rossa.” Insomma per i patrioti la colpa è di Speranza e del governo Draghi. “Non si vuole minimizzare la situazione –continua la nota- ma occorre anche fare chiarezza sui criteri di attribuzione delle fasce colorate e di un algoritmo che non esprime fedelmente lo stato di emergenza o meno di una Regione. Fratelli d'Italia Basilicata reputa eccessiva la scelta della zona rossa generalizzata: il cambio di passo rispetto al governo Conte, evidentemente, è destinato a non avere seguito. Ci si sarebbe aspettata la scelta di dichiarare ristrette e mirate zone rosse nel raggio dei singoli confini comunali e non penalizzare l'intero territorio lucano ed il relativo assetto economico e produttivo, già fortemente indebolito. L'intera Basilicata zona rossa è un provvedimento eccessivo.” Braia da parte sua la pensa allo stesso modo, anzi no la pensa al contrario! Insomma è anche lui contro, ma invece di scagliarsi contro il suo stesso partito che è nella maggioranza nazionale, si scaglia contro Bardi.

“È evidente che ripiombare in zona rossa manda nel totale sconforto la comunità lucana, in particolare le attività produttive che stavano provando a rimettersi in cammino con tutti gli sforzi e attenzioni possibili. Siamo, insieme alla comunità lucana, tenuti da sempre all'oscuro di tutti i dati di dettaglio legati al monitoraggio dell’emergenza Covid”. Così si lamenta Braia. E continua puntando il dito: “senza dati e con pochi ricoverati in terapia intensiva, appare irrazionale e inspiegabile questa decisione. La crescita del contagio, anche in Basilicata, non avviene certo in 24 ore e dal nulla. I modelli e le analisi di previsione da tenere sotto controllo utili a poter prendere decisioni dove stanno? Perché non sono stati condivisi nei giorni scorsi, perché non si è preparata la popolazione a questo nuovo sacrificio? Chiediamo immediata relazione al Presidente Bardi in Consiglio Regionale, previsto per martedì prossimo.” Insomma, anche se la decisione di chiudere la Basilicata l’ha presa il ministero della salute la colpa è di Bardi. E Braia lo spiega così. “Siamo rimasti agli annunci degli assessori Leone e Rosa - prosegue Braia - oltre che dello stesso Presidente Bardi. Solo qualche giorno fa parlavano di “Regione Modello” anche sul piano vaccinale (nonostante le percentuali di vaccini somministrati su quelli ricevuti ci collocano all'ultimo posto). Da Regione annunciata come potenzialmente “Bianca” passiamo direttamente a “Rossa” in poche ore senza aver messo in campo nessuna azione correttiva.

Il CTS comunica decisioni ogni 15 giorni, un lasso di tempo nel quale vanno prese poi quelle locali per contenere il contagio con i dati esistenti, senza aspettare che crescano e ridursi a quelle drastiche del fine settimana, prima che sia troppo tardi e si giunga al collasso. Non ci risulta che il Governo Regionale abbia fatto nulla di particolare - nei giorni scorsi - per evitare quello che si annuncia un altro colpo durissimo e incredibile sulla già precaria economia locale. Una regione che con soli 560.000 abitanti, avrebbe dovuto essere regione “Covid Free” da tempo e invece, a 13 mesi dall'inizio pandemia, ha solo peggiorato la sua condizione. Spero si possa richiedere quanto prima una revisione della decisione relativa alla nostra Regione, innalzando il livello dei controlli anti assembramento in tutti i luoghi dove avvengono e il rispetto delle regole, senza nessuna deroga. Le scuole, ad esempio, hanno subito i contagi esterni: sono intere famiglie positive non solo i ragazzi e le ragazze, ultimo anello della catena di assembramenti fatti in pubblico, in pranzi e cene privati, in ambienti non controllati.” Il rosso e il nero sono per una volta uniti, insomma. Contro chi? Contro chi sta dall’altre parte della barricata, s’intende!

 

Francesco Addolorato


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