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Abiusi (Ambiente e Legalità): al COVA trascurato monitoraggio falde e acque sotterranee

“Il monitoraggio ambientale sulla attività del COVA si è incentrato in maniera preminente sulle emissioni in atmosfera tanto è che la rete di monitoraggio dell'aria è costituito da 6 centraline fisse. Vi sono poi 10 campionatori passivi – radielli- per il monitoraggio dell'idrogeno solforato-H2S-, quel gas che estratto se non abbattuto tramite il recupero dello zolfo è mortale oltre una certa soglia. Il sistema di abbattimento è “garantito” in caso di mal funzionamento dalle Torce che, comunque, spesso con lo sfiaccolamento attestano criticità nel funzionamento dell'impianto. il Centro Olio con le sue criticità di funzionamento è monitorato per le sue immissioni in atmosfera ma suolo e sottosuolo sono stati sostanzialmente ignorati. Il monitoraggio delle acque sotterranee o di falda non ha mai destato interesse”. E’ quanto si legge in una nota di Pio Abiusi (Ambiente e Legalità).

“Oggi si scopre che lo stoccaggio del greggio trattato, in attesa di essere immesso nella rete dell'oleodotto, avviene in 4 serbatoi e che uno solo ha il doppio fondo mentre della rete che trasporta il greggio fino ai serbatoi non si conosce un bel nulla, è una rete a doppia camicia? Sono tutti aspetti che nel corso degli anni si sarebbero dovuti analizzare e non lo si è fatto ed adesso da pozzetti di ispezione esterni all'impianto e che conducono le “cosiddette” acque chiare o semioleose all'impianto di trattamento consortile si è scoperto l'esistenza di idrocarburi che non dovevano esserci . Il pozzetto ha fatto la “spia”. Gli idrocarburi hanno una capacità di diffusione nel suolo e nella acque ben maggiore rispetto ad altri analiti. All'interno dell'impianto esistono solo 18 piezometri , da quanto Eni evidenzia nel descrivere la rete di monitoraggio e si arriva ad un massimo di 40 piezometri; nell'area di Rendina Ambiente tra piezometri interni ed esterni all'impianto si supera il doppio e l'estensione della struttura industriale è minore della metà del COVA. Basti pensare che alla Piattaforma di rifiuti solidi urbani di La Martella, Arpab ha imposto una rete piezometrica di 15 pozzi e solo così alla fine sono emerse “tante amenità”. Le prescrizioni che la Regione a suo tempo ha dato all'Eni in occasione della concessione dell'AIA -2011- oggi sono paragonabili a quelle che vengono date ad un impianto di laterizi, cose che fanno semplicemente ridere. Per tornare ad oggi è chiaro che il piano di caratterizzazione sarà difficile redigerlo se non si conosce neppure l'efficacia della M.I.S.E. se poi si chiede una doppia barriera idraulica al confine del COVA, la prima dove è? Qualche segnale preoccupante era già emerso il 13 Marzo del 2014 quando il dirigente pro- tempore dell'ufficio Ambiente della provincia di Potenza chiedeva di definire se valori anomali rispetto ai limiti di C.S.C. emersi in alcuni piezometri predisposti da Agrobios nel suo studio della “Carta Geochimica” fossero configurabili come valori di fondo. Ovviamente il quesito non ha mai ricevuto risposta dal bravo dirigente regionale preposto all'ufficio prevenzione e controllo. Oggi, prendendo spunto da quanto accaduto a Matera, il nostro dirigente avrebbe potuto rassicurare prontamente che: Si! È “tuttoapposto” e che Ferro, Manganese, Piombo e Solfati ai quali si sarebbe potuto aggiungere anche Selenio, Alluminio , Nichel , ed ancora e perchè NO anche Benzo(a)pirene,sommatoria IPA,Dibenzo (a,h),Antracene, Benzo (g,h,i),Perilene erano da ritenersi valori di fondo!!!! La sciatteria continua imperante tanto è che ancora oggi l'attuale dirigente preposto all'ambiente della Provincia di Potenza ha chiesto ed ottenuto in conferenza di servizio tenutasi in Regione il 28 Marzo u.s per discutere gli Interventi di messa in sicurezza d’emergenza ed il Piano di caratterizzazione del COVA di far eseguire campionamenti nei piezometri installati per la predetta “carta geochimica”. Che il dirigente provinciale non conoscesse le valutazioni fatte da Isprea a più riprese sul valore dato a quella rete piezometrica predisposta da Agrobios passi ma che il dirigente regionale preposto alla prevenzione e controllo non avesse battuto ciglio non è tollerabile, egli ha ricevuto un preciso rapporto da Ispra ad Aprile 2016 ma lo ha riposto in un cassetto e così il tempo è passato e nulla è accaduto neppure nell'area di San Nicola di Melfi. Oggi abbiamo una convenzione regionale con Ispra ed Arpab ha sottoscritto, nella primavera scorsa, un masterplan con il predetto Istituto per il rafforzamento della attività di monitoraggio delle acque di falda e sotterranee partendo dalla determinazione dei valori di fondo nelle aree industriali. Bene si parta da questo, si stabilisca una idonea rete piezometrica e solo così sarà possibile fare una corretta valutazione della MISE e quindi la caratterizzazione del terreno e poi della bonifica. Il primo tentativo per arginare il disastro è la predisposizione della barriera idraulica, prima o seconda che sia. Per fare tutto questo occorre una cabina di regia in Regione espressa ai massimi livelli e che sia insediata in maniera permanente”.

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