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TAR su “Tempa La Petrosa”: la Regione Basilicata non ha competenza. Decide il governo

La sentenza è la numero 85 del 29 gennaio 2018. L’organo giudicante è il Tar di Basilicata. Il provvedimento giudiziale nasce all’indomani del ricorso che la Total E&P Italia Spa produceva avverso la delibera numero 364 del 27 marzo 2015  con cui la  giunta regionale di Basilicata esprimeva parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto di estrazione che interessa i Comuni di Canna, Colobraro, Montalbano Jonico, Montegiordano, Nocara, Nova Siri, Oriolo, Rocca Imperiale , Rotondella, San Giorgio Lucano, Sant’Arcangelo, Senise, Tursi, Valsinni per una superficie totale di 412 chilometri quadrati.

La sentenza accoglie le richieste della ricorrente Total in maniera chiara. La Regione Basilicata, secondo i giudici amministrativi lucani, non ha competenza a decidere sul permesso di ricerca “Tempa La Petrosa”, ma il Ministero dello Sviluppo economico. Una competenza governativa che si estende anche alla valutazione dell’impatto ambientale a cui secondo i giudici dovrà rispondere esclusivamente il Ministero dell’Ambiente. Il Tar di Basilicata coglie nel segno la dedotta censura di incompetenza della Regione intimata all’emanazione del provvedimento impugnato.

Il ricorso della Total ha prevalso proprio alla luce dell’art38 del decreto legislativo numero 134 del 2014, il cosiddetto sblocca Italia, che al comma 5° dispone che l’attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi sono svolte a seguito del rilascio di un titolo concessorio unico di competenza dello Stato e non più delle Regioni. Un titolo concessorio, scrivono i giudici amministrativi arrivato nei termini di legge cioè entro i novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Una facoltà che la Total ha utilizzando presentando in data 5 febbraio 2015, dunque anteriormente all’impugnata deliberazione regionale, istanza di conversione del procedimento per il rilascio del titolo concessorio unico.

Ora la questione tornerà sul tavolo del governo che dovrà fare le dovute valutazioni finali. La prospettiva concreta è il pericolo di nuove perforazioni nella nostra Regione. Ma non solo. Tutti i Comuni Lucani interessati dall’operazione, in una nota del 2012, inviata alla Regione Basilicata, manifestavano preoccupazione per il rischio che le attività petrolifere avrebbero potuto modificare sensibilmente gli equilibri del territorio a forte vocazione agricola e turistica. Una certezza diventata più forte alla luce dell’odierna sentenza.

Oreste Roberto Lanza
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