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La via dell’inclusione passa PerDiQua. A Senise un Grest che ha aperto le porte all’autismo

La strada dell’inclusione e dell’accoglienza passa “Per di qua”, per il centro parrocchiale Don Egidio Guerriero di Senise dove si è svolto il Grest 2016 con 170 partecipanti tra ragazzi e animatori. Dieci giorni di attività e divertimento, ma anche di preghiera e condivisione che hanno avuto quest’anno un sapore particolare, dal momento che tra i partecipanti c’erano anche tre ragazzi autistici, coinvolti grazie ad uno specifico progetto realizzato con la partecipazione di operatrici specializzate e adeguatamente formate.
Coordinate da Eleonora Micele, la psicologa che ha curato la realizzazione del progetto, tre giovani professioniste, due psicologhe e un’educatrice, hanno lavorato all’inclusione di due ragazzi e un bambino, tutti e tre dello spettro autistico, che hanno preso parte alle attività svolte da tutti gli altri ragazzi.
La parrocchia di Senise ha, così, aperto le porte all’autismo, grazie alla disponibilità del parroco don Pino Marino, alla grande apertura di don Nicola Caino, il diacono che ha creduto fin dal primo momento all’operazione inclusione, all’ALA (Associazione Lucana Autismo), e all’Enfor, che ha scelto di far svolgere le ore di tirocinio delle operatrici, valide per la realizzazione di un master sull’autismo, a servizio di questo progetto. 
Le attività di intervento sui ragazzi con autismo sono state, quindi, precedute da attività formative, alcune delle quali rivolte anche ai volontari parrocchiali grazie ad un apposito corso di formazione organizzato da ALA.
Ragazzi speciali, con bisogni speciali, hanno avuto la possibilità di trascorrere con i loro coetanei, cosiddetti normodotati, dieci giorni di festa e divertimento, nel corso dei quali si sono alternati momenti educativi in cui i temi del Grest sono stati teatralizzati, a momenti ludici e a momenti di attività pratico-manuali atte a facilitare la comunicazione e comprensione del messaggio trasmesso. A queste si sono aggiunti tornei di calcio, volley, ping-pong, attività pratico-ricreative organizzate in laboratori di arte, cucina, musica, teatro e ballo, presentate poi durante la festa finale. Nel corso delle giornate le operatrici specializzate hanno affiancato i ragazzi autistici in un rapporto di uno a uno, comportandosi da facilitatori dell’inclusione che, per la verità, è stata corale e condivisa da tutti.
Gli scopi di questo progetto erano ambiziosi. Sensibilizzare i ragazzi e i bambini autistici alla relazione sociale anche in contesti caotici, favorire il potenziamento delle abilità valorizzando l’operato per migliorare la loro autostima e far comprendere agli altri che un ragazzo con autismo è una particolare risorsa preziosa; creare una rete sociale di inclusione, superando i pregiudizi, facendo comprendere ai giovani partecipanti che la diversità non è da intendere come limite ma come un vantaggio che potenzia, accresce e rafforza i legami affettivi; sensibilizzare l’intera comunità al processo di inserimento, integrazione ed inclusione che non deve ridursi alla scuola e alla parrocchia ma estendersi all’intera comunità sociale.
Operazione riuscita, si può dire, con profonda soddisfazione di organizzatori e famiglie. Grazie al Grest della parrocchia due adolescenti e un bambino con autismo hanno avuto modo di trascorrere uno scorcio d’estate meno in solitudine. Mentre tanti altri bambini, giovani e animatori adulti hanno sperimentato con mano che l’autismo non fa paura se lo conosci da vicino, anzi arricchisce e insegna a vedere la realtà con occhi diversi.

Francesco Addolorato

 

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