Testo informativa estesa sull'uso dei cookie

Il presente sito web utilizza cookie tecnici per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza di uso delle applicazioni online. Il presente documento fornisce informazioni sull'uso dei cookie e di tecnologie similari, su come sono utilizzati dal sito e su come gestirli.

       FAMIGLIA E SOCIETA'

       

 

     a cura della dott.ssa Silvia Silvestri - Consulente Legale e Mediatrice

       

A+ A A-

Gli insegnanti, categoria stremata: il burn-out da insegnamento

 

Circa l’80% degli insegnanti dichiara di essere stressato, il 59% riporta di vivere in continuo stato apprensivo, il 13% afferma di sentirsi in grave stato ansioso. Questo è quanto è emerso da una recente ricerca sui docenti e sul loro rischio professionale di usura psicofisica. Lo studio effettuato sulle diagnosi formulate dai Collegi Medici che stabiliscono l'inidoneità all'insegnamento, risulta che circa il 70% delle patologie che causano inidoneità appartengono all'area ansioso-depressiva, mentre le disfonie sono soltanto il 13%. Circa il 30% dei docenti fa uso di psicofarmaci. Da quanto emerso è evidente che quella dei docenti è una categoria sempre più stanca e stremata e non solo in Italia. Il problema è comune anche in altre nazioni e sono numerosi i dati che confermano questa realtà: in Paesi come la Francia e il Regno Unito si è rilevato che il tasso suicidario tra gli insegnanti è più alto rispetto ad altre categorie professionali e questi, non sono solo dei potenziali malati psichiatrici, ma fanno parte di una classe che si prestamaggiormente anche a patologie gravi legate, per esempio, all'apparato fonatorio. Ad oggi l’insegnamento è considerato tra le professioni più predisposte allo sviluppo di problemi di salute mentale tra cui ansia, depressione, rabbia, malattie fisiche come mal di testa, ulcera, reattività cardiovascolare, o sintomi comportamentali. Gli insegnanti,nell’ideologia più diffusa, sono considerati parte di una categoria di privilegiati, ma al di là dei luoghi comuni, la realtà è che insegnare è una professione sempre più difficile e la categoria,posta continuamente sotto pressione, si dibatte tra quelle che sono le aspettative interne, legate ai propri convincimenti e al proprio stile professionale e le aspettative esterne, cioè ciò che gli alunni, le famiglie e l'organizzazione richiedono. Gli specialisti parlano di "sindrome da burn-out"degli insegnanti, capace appunto, come lo stesso termine specifica, di bruciare le risorse personali del professionista al punto da sviluppare una vera e propria patologia professionale al pari della laringite, con la differenza che quest’ultima è riconosciuta dalla legge, mentre i disturbi psichiatrici no o comunque molto meno. Il rapporto costante con alunni e i genitori, classi troppo numerose, le sempre più diffuse condizioni di precariato, la mancanza di educazione e di disciplina  degli studenti, sono solo alcuni più classici fattori che vanno ad esaurire psicologicamente i docenti. Oggi il burn-out si lega anche ad altre più recenti problematiche tra cui quelle socio-culturali come ad esempio: gli scarsi investimenti nelle attività scolastiche, l'avvento dell'informatica, una società multietnica, la totale delega educativa da parte delle famiglie alla scuola. Il D.Lgs 81 del 2008 imporrebbe ai dirigenti e ai datori di lavoro, e quindi anche ai dirigenti scolastici, di monitorare il benessere del personale e mettere in campo strumenti di prevenzione. Ma nella realtà dei fatti, poiché lo Stato difficilmente offre finanziamenti e risorse economiche volte in tal senso, questa disposizione non viene mai applicata. L'attenzione al fenomeno, soprattutto per la grande rilevanze sociale legata ad una professione cosi importante dal punto di vista sociale ed educativo, richiede e necessita d’interventi sia a livello individuale, sia di tipo preventivo sul sistema scolastico, per individuare precocemente le situazioni a rischio e favorire un maggior benessere personale all'interno del contesto lavorativo. In linea con l’analisi investigativa fino ad oggi svolta ed ancor più con i risultati delle recenti ricerche, andrebbe sollecitata la promozione: di gruppi di ascolto per docenti, l’apprendimento di tecniche di empowering e di coaching, al fine di fornire strumenti atti a gestire lo stress lavorativo nelle situazioni più problematiche,questo perché il docente meno esposto a sviluppare la sindrome di burn-out, sembra essere proprio colui che possiede una adeguata competenza emotiva e la prevalenza di uno stile comportamentale assertivo;di programmi di formazione ad hoc volti a sostenere lo stato di benessere globale dell’insegnante rispetto ai rischi di esaurimento professionale, ed alle conseguenze sul piano emotivo, relazionale e dell’apprendimento dei propri allievi. Studi e programmi che, attualmente, di rado vengono valorizzati nelle nostre scuole.

Silvia Silvestri

 

Editoriale

Grillo e l’autismo. È lo stigma il danno maggiore di quei cinque minuti di follia

Francesco Addolorato - avatar Francesco Addolorato

Perché i cinque minuti di follia di Beppe Grillo al...

Contattaci all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Redazione

BasilicataNotizie è una testata giornalistica iscritta nel Registro dei Periodici del Tribunale di Lagonegro (art. 5 L. 47/1048) N. Reg. Per. 4/2012 del 02/05/2012 - Diretta da Francesco Addolorato. La redazione si riserva il diritto di valutare la pubblicazione degli articoli. Si precisa che la mera pubblicazione degli articoli non costituisce in nessun modo vincolo di compenso o di contratto per la redazione