Testo informativa estesa sull'uso dei cookie

Il presente sito web utilizza cookie tecnici per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza di uso delle applicazioni online. Il presente documento fornisce informazioni sull'uso dei cookie e di tecnologie similari, su come sono utilizzati dal sito e su come gestirli.

         SALUTE

        di Alexander Badamchian

       

A+ A A-

L’esperienza di una mamma in ospedale nel reparto di ginecologia

Ci scrive da Melfi la mamma di un neonato sulla sua esperienza nell'ospedale cittadino. Al di là dei numeri e delle discussioni generali, il vissuto dei pazienti è un aspetto importante per una narrazione della sanità a 360 gradi. Se un reparto è fatto di persone. Nell’ultimo periodo della mia gravidanza, leggendo articoli di giornale sull’argomento, sentendo proclami politici, voci di corridoio e discussioni da bar, avevo dolcemente minacciato mio figlio in pancia di non venire al mondo prima dell’apertura (che si presupponeva essere imminente) del nuovo reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Melfi. Mi terrorizzava, infatti, l’idea di vivere l’esperienza più incredibile della mia vita in un reparto angusto, piccolo e adattato. Le minacce non hanno dato buon esito e, così, il mio bambino ha scelto di nascere e di vivere le sue prime ore di vita proprio in quel reparto. E’ vero, ci vorrebbero strutture migliori, letti più comodi, arredi più funzionali, spazi più ampi, ma quel reparto ha un gran cuore, un cuore che pulsa e che è fatto delle persone che ci lavorano e che ogni giorno si prodigano per assistere, accudire, coccolare mamme e bambini. La sala parto che, invece, è nuova ed efficiente ha accolto mio figlio come nei migliori ospedali: un parto sostenuto da una ostetrica bravissima e supervisionato da un’equipe medica attenta ed accogliente che non ha nulla da invidiare a quella degli ospedali delle città limitrofe dove molte donne di Melfi, spaventate dalla realtà provvisoria del reparto, scelgono di far nascere i propri figli. In quella sala parto ho potuto vivere con il mio piccolo Luca l’emozione del primo contatto pelle a pelle e del taglio ritardato del cordone ombelicale, un nuovo modo di assistere il parto fortemente voluto dal nuovo primario del reparto di pediatria che avevo avuto modo di conoscere durante un corso di accompagnamento alla nascita. Luca ha scelto di nascere dove la sua mamma, probabilmente, non avrebbe voluto. Lo ha fatto insegnandomi che gli ospedali sono fatti di persone prima ancora che di strutture, e questo reparto può vantarsi di persone eccellenti, professionisti apprezzabili. Nell’attesa del nuovo reparto, quando alle persone si affiancheranno le strutture, io e mio figlio continueremo a pensare e sostenere che tutte le madri e i bimbi nati nell’ospedale di Melfi siano fortunate, rinnovo quindi il mio grazie per avermi sostenuto all’inizio di questa nuova avventura che è la maternità.

Alessandra mamma di Luca  

Commenta l'articolo

 

Editoriale

I 18 anni di mio figlio autistico. Finché c’è scuola c’è speranza, e oltre la…

Francesco Addolorato - avatar Francesco Addolorato

E così mio figlio autistico ha compiuto i 18 anni...

Contattaci all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Redazione

Powered By ComunicareIdee

BasilicataNotizie è una testata giornalistica iscritta nel Registro dei Periodici del Tribunale di Lagonegro (art. 5 L. 47/1048) N. Reg. Per. 4/2012 del 02/05/2012 - Diretta da Francesco Addolorato