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SPUNTI E APPUNTI. La Lucania da scrivere

 

di Oreste Roberto Lanza

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Elezioni regionali. Novembre si avvicina, c’è una Lucania da scrivere

 

Gli strilloni finalmente tacciono. 80 giorni o forse di più. Si farà un governo? Si vedrà. Del resto per governare una nazione non serve un governo. Un vecchio adagio diceva: “le rivoluzioni vere iniziano dal basso”. Il basso è rappresentato dai Comuni, Province ma soprattutto dalle Regioni. La Lucania torna a votare, salvo imprevisti, per i suoi massimi rappresentanti istituzionali, il prossimo novembre. Come ben si sa la legge regionale numero 35 del 2012, art 7 comma 9, ha ridotto il proprio numero di consiglieri da 30 a 20 escluso il Presidente della Giunta regionale. Il Presidente uscente, Marcello Pittella è stato definito fin dall’inizio da qualcuno un piccolo Presidente, minoritario rispetto al numero dei voti validi. Alle scorse elezioni solo il 47,6 per cento affrontò una cabina elettorale, utilizzando una matita per scegliere un proprio rappresentante. Il restante 52,4 rimase a casa perché non appassionato probabilmente dai candidati e dalle loro proposte.

Sicuramente influirono molto le dimissioni anticipate di Vito De Filippo, eletto Presidente il 29 marzo 2010 con una affluenza di oltre il 60 per cento e costretto a dimettersi il 24 aprile del 2013 per vicende giudiziarie ben note alla gente di Lucania. La delusione, il rammarico si impossessarono di questa gente generando confusione e contestazione e quindi il non voto. La giunta che si avvia a completare la legislatura, è apparsa poco autorevole troppo legata alla pubblicità del momento, alle solite apparenze di rito, a cose dette e mai realizzate. Proposte rimaste tali. Non si è riusciti a risolvere neanche il problema diventato ad un tratto principale, quello dei cinghiali. La Lucania vive con la solita casta politica alimentata da infusi di destra e di sinistra al fine di tutelare i propri interessi. La Lucania è governata da gente indipendente, che si nasconde un po’ in questo o un po’ in quel partito di pseudo destra o sinistra a seconda la convenienza. Un termine da sempre usato che ha impoverito e fatto ammalare di più questa Regione.

Ha generato lobby massoniche varie, in alcuni casi ci piacerebbe parlare anche di società segrete, che hanno offuscato e nascosto la bellezza del termine politica. Quella che Paolo VI definiva atto di carità. Il mese di novembre appare, nelle coscienze dei lucani, il momento dell’ora cruciale di una decisione irrevocabile. Di mettere in campo delle promesse concrete perché la Lucania diventi il crocevia di uno sviluppo omogeneo e duraturo. Un luogo non più da dove partire ma un territorio dove ritornare. Qualcuno continua a protestare per cose evidenti di grande disagio, come l’inquinamento delle acque a causa del petrolio, l’aumento dei tumori, i morti sulla Potenza-Melfi sempre in aumento. Le infrastrutture da ammodernare rendendo percorribili tratti di strade importanti. Ferrovie da sistemare e rendere efficienti. La famosa storia della ferrovia a Matera resterà una favola. Matera 2019 non porterà nessun sviluppo concreto e duraturo, se non una massa di euro che saranno spesi come al solito soltanto per vantaggi di politica spiccia o per dar manforte a privilegi di comodo. Quando i riflettori si spegneranno, ci ritroveremo a rileggere le parole di Carlo Levi nel suo famoso libro “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Protestare non è la via giusta, fa gli interessi delle caste che fin qui hanno governato questa regione. La Lucania ha bisogna di una proposta vera e concreta e soldi alla mano con cui trovare immediata realizzazione. C’è stata una ragazza che dai social ha gridato: “Vorrei una faccia nuova per la mia Lucania”. Questa è una ottima proposta di partenza. Ma accanto ci vogliono idee nuove. Un piccolo programma di tre punti massimo. Primo. La Lucania non ha bisogno del petrolio. Se deve esserci vanno rinegoziate le royalties, che sono in percentuali basse. Il danaro va investito e non sperperato per organizzare feste e convivi. Va fatto un investimento sull’ambiente troppo inquinato, tutelando le persone che vivono vicino a questi totem neri. Privilegiare la nostra storica risorsa che è l’acqua. Secondo. Dobbiamo spronare il verbo latino sapere che non significa solo conoscenza ma anche avere gusto, avere sapore. Mettere in campo un programma vero sull’ambiente e la storia di questa regione. Creiamo e finanziamo gli attrattori che raccontino la storia in modo vero e chiaro di questa regione. Riattiviamo le ferrovie dismesse per portare turisti e uomini di cultura a visitare luoghi e borghi non facilmente raggiungibili con il semplice mezzo dell’auto.

Creiamo un programma annuale di iniziative culturali coinvolgendo le tante e diverse associazioni presenti sul territorio insieme con le varie pro loco per raccontare la storia di uomini e donne, famosi poeti, grandi scrittori e pittori e non solo, ma in particolare per raccontare la vera storia del brigantaggio storia di libertà per la nostra terra. Rivalutiamo i nostri monumenti, i nostri Castelli, luoghi della memoria. Riprendiamoci insomma la storia della nostra regione. Luogo di Crocevie di cultura dove sono passati tutti da Oriente a Occidente, lasciando tracce significative. Il famoso peperone crusko è uno dei prodotti di questi passaggi. Furono gli arabi nel 711 dopo Cristo, che portarono i loro prodotti. Un programma che oserei chiamare “Treno letterario e gastronomico”, un viaggio tra le nostre tradizioni e costumanze trovando nei libri le suggestioni del nostro cibo. Va interrotto, in Lucania, questo storico controllo sociale e politico quasi capillare. Mi trovo d’accordo con chi dice: “le debolezze strutturali hanno fatto sì che le varie associazioni, le varie comunità, i paesi non solo non parlassero tra loro, ma spesso finissero uno contro l’altro. Non si sono costruite ferrovie per poter evitare che i vagoni si unissero uno dietro l’altro e incominciassero a viaggiare su binari paralleli ed uguali agli altri”.  Terzo. Mettere in rete i singoli territori in modo che il contatto tra di essi sia diretto e continuo. Scambi di informazioni, di contatti creando programmi e iniziative comuni in tempo reale. Con il nostro punto di forza, che è l’accoglienza, otterremo un grosso risultato. Ci servono le nostre intelligenze e i nostri giovani, che devono rimanere qui creare il loro futuro. I nostri ragazzi hanno un’iniziativa impressionante, perché hanno una grande cultura donata da una grande nostra Università guidata da un eccellente Rettore. La nostra regione non è affatto perduta. La Lucania è terra difficile, ma solo chi veramente la conosce e ama deve governarla. Della nostra terra, il grande giornalista lucano Rocco Brancati diceva: “la nostra cultura, quella vera, è la modestia”. Chi ha questo valore a portata di mano lo usi per governare questa terra fatta di gente perbene ancora in maggioranza.

 
Oreste Roberto Lanza
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