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SPUNTI E APPUNTI. La Lucania da scrivere

 

di Oreste Roberto Lanza

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8 marzo 2017 una festa di verità e riconciliazione

L’8 marzo, festa per le donne e non delle donne. Festa per tutte quelle che soffrono perché sanno amare, perché vogliono un destino diverso per la loro intelligenza, perché sanno dare un tocco diverso alla vita, sanno abbinare ottimamente colori vivaci ad una giornata cupa e spenta e senza un dovuto riconoscimento. La donna per secoli ha vissuto in una situazione di subalternità. Questo ha fatto esplodere nel suo animo una volontà di emancipazione e di uguaglianza con l'uomo. Tutte le dichiarazioni dei diritti dell'uomo proclamano questa parità. Ma nella realtà, è davvero così? Purtroppo no. Non è sufficiente la volontà di emancipazione. Bisogna cambiare le premesse della società in cui si vive. Già nel medioevo la donna era totalmente succube prima del padre poi del marito. Con l'era dell'industrializzazione si ha l'ingresso della donna nel mondo del lavoro. Ciò è stato l'inizio della sua emancipazione. Ma, nonostante il "progresso" della civiltà in tutti i campi, la donna è ancora troppo spesso utilizzata come oggetto. Una risorsa esaltata ma emarginata nei momenti importanti. Considerata ma controllata e abbandonata nei momenti necessari della quotidianità. Ci sono paesi della nostra nazione, soprattutto del nostro Sud, dove l’anacronistico vociferare ancora intona quello sporco pensare la donna serve a fare figli e lavare i piatti. Ci sono angoli delle nostre comunità civili dove lo sguardo verso la donna si posa sempre e con prevalenza verso quelle parti lussuriose del proprio corpo perdendo di vista il valore fondante dell’ascoltare e di guardare negli occhi una passione ed una emozione. E’ la giornata da dedicare alla riflessione, al pensare e anche un po’ al silenzio.Alle mamme, alle figlie, alle lavoratrici o semplicemente alle donne comuni che ogni giorno svolgono piccoli ma grandi gesti. Basta ai grandi titoli di giornale alle grandi manifestazioni, alle gride e alle esaltazioni che in fin dei conti nulla hanno prodotto nei confronti delle stesse donne. Serve normalità e semplicità, un attimo di rispetto, di comprensione e anche il profumo di un solo fiore come gesto e non come apparenza. Serve dire la verità e serve anche scrollarsi di dosso questa inumana competizione frutto di un aberrante conflitto di classe voluto e generato da noi uomini dal 1968. Serve pensare di riconciliarsi. Serve per cercare il tempo per nuove idee, di essere creativi, e di essere soprattutto coraggiose. Non servono le quote rose o altri messaggi subliminali. Serve essere seri e comprendere che anche le donne, come gli uomini, hanno commesso errori. Noi uomini abbiamo commesso l’errore di considerare un angelo di vita un semplice oggetto da addomesticare. L’8 marzo 2017 deve essere per tutte le donne l’inizio di una grande avventura. Una sfida a ritrovarsi nella verità e nell’umiltà. Di volere le cose naturali che il creatore ha messo a loro disposizione. L’uomo in tutto questo può dare una mano, pensando in verità senza di loro non si può vivere.

Oreste Roberto Lanza

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