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SPUNTI E APPUNTI. La Lucania da scrivere

 

di Oreste Roberto Lanza

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Solo bugie sull’Unità d’Italia: riscriviamo la storia.

La storia deve essere composta di fatti veri che a torto o a ragione devono dire quello che realmente è avvenuto nel tempo. Per dirla con Giampaolo Pansa anche i vinti devono parlare e testimoniare. In un giusto processo vinti e vincitori devono avere gli stessi spazi di contradditorio. Ecco perché il 17 marzo del 1861 non ci fu l’unità d’Italia.La domanda sorge spontanea.Si trattò di annessione o unificazione?. Il giorno che,secondo l’epopea risorgimentale, la penisola italica, in special modo il Meridione, fu liberata dallo straniero ed oppressore grazie  alle abilità politiche di Camillo Benso conte di Cavour e a quelle militari dell’eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, l’uomo che a capo di mille uomini e 3 cannoni riuscì a sbarcare in Sicilia e da lì fa capitolare strada facendo, e nel giro di pochi mesi, il Regno delle Due Sicilie con il suo esercito di 30.000 effettivi è un autentica impresa, o forse c’è bisogno di integrare il racconto con qualche altra informazione? Il Regno delle Due Sicilie, lungi dall’essere una nazione arretrata e governata dallo straniero, era uno Stato legittimo, sovrano e indipendente sin dal 1734-35, quando era ancora diviso nelle due corone di Napoli e Sicilia. Con i Borbone, il Sud divenne insieme all’Inghilterra e alla Francia il Paese più florido d’Europa, tanto da far  dire allo scrittore francese Stendhal nel 1817: In Europa ci sono due capitali: Parigi e Napoli”. Il regno delle Due Sicilie vantavavari primati, tra cui la costruzione della prima ferrovia italiana, la prima illuminazione a gas in una città italiana, il primo ponte sospeso in ferro in Italia,il ponte borbonico Real Ferdinando sul Garigliano, il primo museo al mondo (Museo di Capodimonte), la prima fabbrica di locomotive e materiale ferroviario d’Italia, la prima Nazione a effettuare la raccolta differenziata (c’è nella “ collezione delle leggi e dei decreti del Regno delle due Sicilie, il decreto 3 maggio 1832  n°21 del Re Ferdinando II di Borbone che parla di differenziata in particolare per il vetro che veniva recuperato e riciclato dalle numerose vetrerie presenti nel regno) e a costruire edifici antisismici, il primo osservatorio astronomico italiano, il primo telegrafo in Italia, la prima assistenza sanitaria gratuita, la prima assistenza pensionistica. Allora perché invadere il Regno delle Due Sicilie?Il discorso è lungo e complesso, tortuoso perché avrebbe bisogno di guardare al momento politico europeo del tempo. L’Unità d’Italia non arrivò come moto di popolo come sublimato da Giuseppe Mazzini. Si arrivò percorrendo la via militare sostenuta dai governi di Francia e Inghilterra e accettata dalle classi dominanti. Un intrigo internazionale opera del gabinetto inglese, mentre la fase operativa fu affidata all’esercito francese, il quale batté sulla pianura lombarda quello austriaco, la cui sconfitta schiuse le porte dell’Italia intera all’invasione sabauda.Accanto ai militari che prendevano possesso del paese si mosse la cosca degli speculatori di cui Cavour si era circondato nell’infondato convincimento che la speculazione assecondasse la crescita economica. Camillo Benso di Cavour non fu mai un vero italiano, né un patriota. Non girò mai l’Italia. Non fu mai a Palermo e a Napoli, non vide Roma che voleva come capitale d’Italia al solo scopo di non lasciare spazi all’azione di Mazzini e dei repubblicani. Però visitò Londra e anche Edimburgo, capitale della massoneria. Tanto per dirla tutta.Ma per saperne di più basta leggere il libro di Nicola Zitara, giornalista salernitano dal titolo “L’invenzione del mezzogiorno – una storia finanziaria”.Perché invadere il regno delle due Sicilie?Ormai è fatto notorio. Il Regno di Sardegna era gravato da un enorme debito pubblico. I Piemontesi, che avevano scarse risorse economiche, cominciarono a stampare banconote senza la corrispondente riserva monetaria e, perciò, con l’acqua al collo i Savoia pensarono che fosse cosa buona e giusta conquistare un Sud dove circolava soltanto denaro in oro e argento e in cui non vi era debito pubblico. Il Regno delle Due Sicilie possedeva una quantità di oro pari al doppio dell’oro di tutti gli altri stati della penisola italiana messi insieme, 60 volte superiore a quello dei Savoia.Non a caso appena entrato a Napoli il buon Re galantuomo provvide a saccheggiare il Banco di Napoli di tutto il suo oro.Qualcuno ricorderà le parole di un certo Carlo Bombrini, amico di Cavour e direttore generale della Banca Nazionale nel Regno d’Italia, istituto di diritto privato ma con le pubbliche funzioni di Tesoreria dello Stato. Ebbe a dire circa i Meridionali che “Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere”, e infatti da proprietario della Ansaldo fece in modo che la concorrente Pietrarsa fallisse. La prima officina ferroviaria delle Due Sicilie e dell’intera penisola, voluta da Ferdinando II appena salito al trono. Tutte le industrie del Sud fossero smantellate e che si potenziasse la rete ferroviaria al Nord ottenendo la maggior parte dei finanziamenti. Fu smantellato il porto di Salerno per essere ricostruito a Genova in modo da far concorrenza ai cantieri di Castellammare di Stabia, la chiusura delle scuole al Sud per ben 15 anni .Un popolo ignorante si domina meglio. Da qui nacque la questione meridionale per risolvere la questione settentrionale.La Storia stravolta e nascosta non termina qui però, perché c’è il capitolo degli stermini.Le stragi più efferate: quelle che furono condotte a Bronte, Montefalcione, Pontelandolfo e Casalduni. Coloro che si opponevano all’esercito sabaudo, come contadini e gli stessi soldati dell’ex esercito siciliano, che oggi sarebbero definiti “partigiani”, furono allora etichettati come “briganti”, fuorilegge da mettere a morte con i cui corpi senza vita e le teste mozzate si fecero fotografare i carabinieri e i bersaglieri. I fautori dei massacri, quali Cialdini e Nino Bixio (conosciuto come “la belva” tra i contadini del Mezzogiorno) furono autori di crimini contro l’umanità che lo Stato Italiano ha eletto a eroi e Padri della Patria. A Fenestrelle,chiamata la “Siberia d’Occidente”, località in provincia di Torino, fu edificato un forte utilizzato come campo di concentramento per “briganti”, ed oggi fa parte della lista dei monumenti nazionali. Su Fenestrelle c’è molto da leggere e studiare. In questa ipocrisia, in questa non verità a farne le spese, come sempre, fu la gente comune, quella gente che cercava libertà e soprattutto dignità: i briganti.Una storia dura, una storia di sangue che merita verità. La riflessione è quella di continuare a studiare, a ricercare e a diffondere consapevolezza e orgoglio e metterci in fila lungo la strada che porterà alla costruzione di un monumento alla memoria ritrovata. Dobbiamo amici miei squarciare questo quadro di storia fatto solo di menzogne.

Oreste Roberto Lanza

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