Da qualche tempo sembra essere ritornata la corsa al Ricco Nord, quasi che molti big nazionali siano ritornati a ricercare l'oro nel Klondike lombardo; quindi via con gli elogi alla produttività milanese, al rigore savoiardo, al mito del veneto lavoratore e di conseguenza l'immagine di un sud povero, autentica palla al piede dell'Italia, abitata da personaggi poco propensi al lavoro ed al sacrificio. Ma questa è la realtà? A me sembrano più analisi superficiali, dettate dalla febbre delle elezioni del 2013. L'ultima performance è stata del giovane Letta, si l'ex Ministro Enrico, enfant prodigio dell'economia europeista, durante la trasmissione Omnibus della La7. Il quale si lancia in un paragone tra la Grecia e Basilicata, quasi due palle al piede dell'economia europea ed italiana, che non ha fondamento logico, scientifico e neanche politologico se vogliamo. Forse il giovane Letta dimentica per l'occasione che in Basilicata ci sia quel petrolio tanto caro agli "amici petrolieri" e che tanto aiuta la nostra nazione, che potrebbe essere una regione a vocazione agricola avanzata, che esiste la Sata (Fiat) e che da oltre 50 anni è mal gestita e devastata dai suoi amici di partito attuali: ex Dc, ex Pci e vari ex di sigle e siglette. E che ancora questa opera di impoverimento della Basilicata è condotta con determinazione da un uomo della sua "corrente": ossia Vito De Filippo, presente in Consiglio regionale dai tempi del barbaro Genserico.
Ma forse lo stesso Enrico Letta, troppo preso nei grandi sistemi macroeconomici e del futuro dei popoli queste cose le dimentica, o più semplicemente fa un cinico calcolo elettoralistico sui grandi numeri e sulle grandi risorse finanziarie, gettando alle ortiche la Basilicata, come già fecero nel 2008 quando il programma veltroniano aveva completamente dimenticato il mezzogiorno d'Italia. Certo, coadiuvati ed aiutati qui anche dagli esponenti locali del Pd, ormai sudditi del potere romano e delle multinazionali petrolifere.