Apprendiamo dalla stampa locale dell’incontro tenutosi a Matera in cui i relatori chiamati a dibattere  hanno discusso di macroregioni, economia, storia, infrastrutture e politica. Dalla cronaca sapientemente effettuata, restiamo basiti dalle considerazioni  fatte dall’illustre avvocato Buccico, che ci sembrano essere  più di tipo esclusivamente campanilistico, che frutto di  analisi di carattere storico, sociale e politico.
In epoca di globalizzazione, di Europa dei popoli, di macroregioni, c’è ancora chi parla di sciocche diatribe tra i due capoluoghi di regione, accusando Potenza e  la sua  classe politica-burocratica dei disastri compiuti in questa terra.
Certo la responsabilità della classe dirigente di questa regione, globalmente intesa, è inequivocabile. Ma attribuire le colpe solo  a quella espressa dalla provincia di Potenza, riteniamo essere una forzatura banale di carattere storico e culturale, oltre che politico. Evidentemente se qualcosa, ed usiamo un eufemismo, non ha funzionato, forse, probabilmente, le responsabilità sono un po’ di tutti. E la matrice di queste responsabilità è da ricercarsi in un retaggio culturale che ha alimentato la fonte dai cui prende vita e si conserva questa classe dirigente: clientelismo, familismo amorale, disaffezione per la propria terra, scarsa lungimiranza, tutela di piccoli e grandi privilegi personali, attitudine all’assistenzialismo, affarismo.
Inoltre se proprio vogliamo tracciare una linea di demarcazione tra le due province ricordiamo che da Bubbico a Buccico, dalla Antezza a Braia, da Santochirico ad Adduce,  molti sono stati i politici che hanno ricoperto prestigiosi incarichi istituzionali, che avrebbero potuto fare molto per le sorti della nostra regione e della provincia di Matera. Evidentemente la politica  che parla male della classe politica e di quella burocratica che determina,  parla male di stessa.
In estrema sintesi, Il problema è invece da ricercarsi nella struttura istituzionale delle regioni stesse. Una struttura che ha contribuito al declino dei nostri territori e di tutto il paese. Se infatti  si analizza il trend del debito pubblico che coincide con la spesa pubblica, si nota che quest’ultima subisce un’impennata proprio in concomitanza con l’istituzione delle Regioni in quanto enti, avvenuta nel 1970. In un sistema di fatto costituito da un regime partitocratico in equilibrio precario, con l’istituzione delle regioni si sono moltiplicati i centri di potere e di costo. Si sono alimentate spese di finanziamento ai partiti, intrecciate con logiche clientelare di natura territoriale e localistica, da cui Matera non è stata immune. 
Questa regione si può salvare solo se si comprende che è giunto il momento di cancellare certi paradigmi di tipo culturale, che inevitabilmente condizionano la politica e con essa l’economia, lo sviluppo, il progresso. Con o senza macroregioni, la sostanza non cambia. Cambia solo  se si da’ corso ad un nuovo modo di  gestire le risorse autoctone ed alloctone, se si razionalizza la spesa, se si rendono produttive le risorse umane a disposizione. 
Questa regione se vuole avere una speranza di sopravvivenza deve superare la cultura della dipendenza assoluta dalla politica. La politica deve essere un mezzo e non un fine. Senza campanilismi tra le province e le citta capoluogo, rispettando i territori e quello che hanno saputo rappresentare.

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