Il rapporto tra i consumi pro capite della Basilicata e della Valle d’Aosta - l’ultima e la prima in graduatoria - si attesta poco sopra il 50% a testimoniare divari ancora molto profondi e che non accennano a ridursi. E’ il risultato più sorprendente di un'indagine sul divario tra il Nord e il Sud del Paese che, anche a causa della crisi degli ultimi anni, è ulteriormente aumentato, presentato dall'Ufficio Studi Confcommercio,in occasione della due giorni dei Giovani Imprenditori che si è tenuta a Bari. Tradotto in termini ancora “più crudi” – spiega Fausto De Mare, presidente Confcommercio provinciale di Potenza che insieme a Confesercenti, Casartigiani, Cna e Confartigianato aderisce a Rete Imprese Italia della provincia di Potenza –  in Basilicata per tornare ai consumi pro capite del 2007 ci vorranno ancora  8 anni e mezzo. Questo perché nel 2007 i consumi pro-capite in Basilicata (prezzi costanti al 2014) raggiungevano quota 12.071 euro contro gli 11.176 del 2013 con le previsioni del nostro Centro Studi al 2015 attestate a 11.232 euro. Il Mezzogiorno arretra in modo consistente e allarmante anche nella dotazione di capitale produttivo (dal 31% del 1995 al 28% del 2013) che è circa la metà di quella del Nord (54% nel 2013).  La Basilicata perde il 5,6% della popolazione residente in 18 anni. Il Sud esporta solo il 13% (la Basilicata l’11,1%) della sua produzione rispetto a circa il 32% del Nord a dimostrazione dell'inefficacia di politiche di sviluppo che, puntando esclusivamente  sull'industrializzazione dei territori meridionali, hanno trascurato la vocazione naturale del Mezzogiorno alle principali attività terziarie, come il turismo. Turismo che nel Meridione non è adeguatamente valorizzato: solo il 13,2% dei turisti stranieri sceglie le regioni meridionali (lo 0,1% la Basilicata), mentre ben il 44,3% si indirizza al Nord-Est. Il capitale artistico-culturale, ambientale ed eno-gastronomico del Sud è, dunque, gravemente sottoutilizzato. In termini occupazionali si evidenzia un drammatico e preoccupante arretramento delle regioni meridionali anche a causa della pesante recessione in atto dal 2008. Tra il 1995 e il 2013 l'occupazione al Sud si è ridotta del 5,2%, mentre nel Nord-Ovest è aumentata della stessa percentuale. Sul fronte demografico, tra il 1995 e il 2013 si è registrato un calo dello 0,2% della popolazione del Mezzogiorno, mentre nello stesso periodo è cresciuta di oltre l'11% nel Nord-Est. Un segnale preoccupante per il Sud perché indica una progressiva perdita della capacità attrattiva di risorse umane in quest'area del Paese, che continua a spopolarsi, e getta un'ombra sulle prospettive di crescita del Mezzogiorno nel medio termine. E anche il tasso di natalità meridionale si è ridotto drasticamente passando da 10,1 per mille del 2002 a 9,1 per mille nel 2012, mentre nello stesso periodo è rimasto invariato nel Nord-Ovest (9 per mille).

 

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