Un migliaio, tra imprenditori e lavoratori dell’indotto Eni in Val d’Agri, hanno organizzato stamani a Potenza un presidio per “sollecitare” il rispetto degli accordi tra la Regione e l’Eni del 1998, in particolare per quel che riguarda le opere da realizzare e la tutela dei livelli occupazionali. Al presidio hanno partecipato circa 1.200 persone, con un centinaio di automezzi (comprese una decina di gru) e circa 20 autobus provenienti da tutta la regione. Una delegazione è stata anche ricevuta dal presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), che ha ricevuto un documento (con 1.800 firme) con le richieste delle imprese. Nei punti contenuti nel memorandum, si chiede di “sollecitare” il rilascio delle autorizzazioni per progetti previsti negli accordi del 1998, e di “velocizzare il rilascio delle autorizzazioni” sospese per le opere (come la costruzione del condotto “Pergola 1” e i pozzi “Caldarosa” 2 e 3 e il “S.Elia” 7, e la manutenzione del Centro Olio), anche per la tutela dei posti di lavoro. Sono infatti una trentina le aziende che operano nell’indotto Eni in Val d’Agri, con circa 3.500 persone impiegate (il 50% delle quali è lucana). I dati sono stati resi noti da Ida Leone, uno dei componenti nel comitato “9 Ottobre” che ha organizzato la protesta: “Vogliamo portare all’attenzione della Regione – ha detto – non solo la questione burocratica e imprenditoriale, ma anche il futuro di queste famiglie, poichè circa la metà degli occupati rischia di perdere il posto entro la fine dell’anno. Non parliamo di nuove trivellazioni o dell’aumento della produzione, ma solo del rispetto degli accordi del 1998, per la tutela di tutte quelle piccole aziende che hanno investito in questo settore e che sono cresciute”.

Secondo  Raffaele Tantone, componente della segreteria regionale del Psi, sarebbe un errore interpretare la manifestazione che si è tenuta oggi a Potenza come risposta e contrapposizione a quelle tenute dai "no Triv". Semmai vi è una forte linea di continuità ,per prima cosa nel metodo scelto per dare rappresentanza ai propri interessi,cioè il manifestare,lo "scendere in piazza",per rivolgere delle richieste direttamente alle istituzioni. Sul punto,l'assenza dei maggiori partiti in entrambi i casi, denota i limiti del dibattito pubblico regionale sul tema idrocarburi,dove l'alternarsi di silenzi ed azioni spettacolari non giova alla costruzione di politiche pubbliche serie e lungimiranti. Cosiche l'approccio al tema petrolio-continua la nota- diviene paradigma di un rapporto economico e sociale fra politica e cittadini, basato sull'intermediazione invece che sulla mediazione fra interessi meritevoli di tutela. Di fatti lo stesso cortocircuito: fra la politica che diviene parte  e l'economia che si basa sul pubblico,si manifesta in quasi tutti i settori a forte "regolazione pubblica",come nel caso dei rifiuti o delle energie rinnovabili. In conclusione, per  fermare l'involuzione politica e sociale in atto, vi è la necessità che la politica rafforzi i caratteri di autorevolezza ed autonomia,parole fondamentali per la cultura socialista,che il Psi Basilicata deve evidentemente riaffermare.