Le proteste dei poveri, ammessi all’ ex programma Copes-Cittadinanza Solidale, esclusi dal Programma Reddito Minimo Inserimento, oggi davanti al Palazzo della Giunta Regionale, rischiano di scatenare una guerra tra chi sta peggio, smentendo le più ottimistiche affermazioni del Presidente Pittella che solo qualche giorno fa nella sua conferenza stampa di inizio anno ha annunciato la riduzione del 37% del tasso di povertà. La situazione al 2016 è diversa: si sono determinate due categorie di povertà, quanti con il contributo, ottenuto negli ultimi anni, di sussistenza-elemosina per far vivere a stento le proprie famiglie, secondo il bando predisposto dagli Uffici Regionali ed approvato dalla Giunta, non sono più considerati a reddito zero e quanti invece, poche migliaia in tutto su oltre 12mila domande, sono ammessi al Reddito Minimo. Una situazione ancora più ingiusta tenuto conto che quanti hanno beneficiato del Copes-Cittadinanza Solidale per accedere al fondo nazionale per il sostegno alla locazione sono considerati a reddito zero e pertanto privi di requisito essenziale per la partecipazione al concorso. Questo significa che si è creata una categoria che paga penalizzazioni e discriminazioni sulla base di due divergenti interpretazioni sul proprio stato economico.  Il Presidente in più occasioni continua a sostenere, a parole, che la Regione per contrastare l’emergenza sociale deve impegnarsi a favore degli ultimi e dei penultimi dimostrando, nei fatti, di aver sovvertito l’ordine tra le due categorie al punto da creare una categoria ancora più emarginata. Papa Francesco che ha voluto dedicare il Giubileo alla Misercordia certamente non può approvare questo comportamento che da parte del Presidente viene indicato come un esempio virtuoso da seguire da parte di tutte le altre Regioni che pure stanno provando a dare soluzioni all’emergenza povertà. La disperazione espressa oggi da tanti capifamiglia al pari della tutela della dignità umana richiedono innanzitutto di superare la situazione determinata tra ultimi, penultimi e fuori classifica, oltre a  misure profondamente diverse e più efficaci. Il disagio sociale si supera solo con il lavoro assicurando un reddito adeguato a garantire condizioni di vita e di benessere delle famiglie. Sono stato tra quelli che non hanno mai accettato la card carburanti e quindi ho accolto favorevolmente la scelta della sua abolizione per creare un fondo specifico da destinare all’emergenza sociale. Non avrei mai immaginato però che il nuovo  strumento propagandato come fortemente rivoluzionario avrebbe creato una situazione di ingiustizia sociale che va rapidamente superata.   

Nicola Benedetto