Il 29,2 per cento di votanti al referendum anti-trivelle a Corleto – il più basso in assoluto in provincia di Potenza -  come il 37 per cento a Viggiano – tra i più bassi - deve far riflettere perché ha più significati. Primo: il “ricatto” del posto di lavoro nel centro del Sauro come in quello della Val d’Agri è più forte dell’amore per il territorio e l’ambiente. Secondo: la sfiducia nelle possibilità di cambiamento per l’effetto del comportamento e dell’atteggiamento di politica ed istituzioni è crescente. Terzo: i cittadini dei due comuni ma un po’ tutti quelli dei comprensori petroliferi sono ancora allarmati dalle continue notizie che emergono dalle inchieste giudiziarie ed hanno più fiducia nella magistratura che nel voto. In tutto questo sbandamento non ha certo contribuito il comportamento ambiguo del Presidente Pittella che a parole “urla” la volontà di difendere comunità e territorio e nella campagna referendaria, dopo aver sostenuto la proposta referendaria, si è dileguato a differenza del collega pugliese Emiliano che ci ha messo la faccia. E se non ci fossero stati già sufficienti messaggi di scoraggiamento a contribuire si è messo il subdolo Premier Renzi con una durissima condanna che per colpire consiglieri e presidenti di Regione promotori del referendum di fatto colpisce gli elettori andati ai seggi. L’esercizio democratico del voto a Corleto e a Viggiano è stato fortemente compromesso specie dal clima di preoccupazione sui posti di lavoro e sui riflessi nell’economia locale. Non dimentichiamo lo slogan dei sindacati alla marcia per il lavoro: “non costringeteci a scegliere tra morire di fame o di tumore”. La lezione per Pittella e la politica tutta dovrebbe essere chiara a cominciare dal comportamento di coerenza con le cose che si dicono e dai provvedimenti attesi per dare risposte non più rinviabili alle esigente del “popolo del petrolio” stanco di queste sceneggiate politiche.